Emma è una ragazza di seconda media e da un po’ di tempo sente che le cose non vanno bene.

 

A scuola tutto sembra complicato, i voti non sono belli e neanche i rapporti con le compagne: è esclusa dalle “dee dell'Olimpo” per la festa di carnevale, litiga con una sua amica e viene iscritta nel gruppo “Recupero, Potenziamento e  Sostegno”. Comincia a domandarsi se avesse davvero seri problemi, se fosse diventata stupida, mentre in realtà soffre di dislessia (disturbo che non le permette di esprimersi facilmente).

 

Questa malattia, abbastanza comune, alle volte non viene riconosciuta nemmeno dagli insegnanti e chi ne è affetto spesso viene deriso ed emarginato dagli altri, cosa che sta accadendo anche a lei.

 

Emma non ne parla in famiglia perché il papà è molto malato (attende un trapianto di rene) e cerca di affrontare il problema da sola, con tutte le difficoltà di comunicazione che la dislessia comporta.

 

La protagonista cerca segni del destino e sicurezza in tutto ciò che ha attorno, fino a che quest'ultima non inizia ad arrivare attraverso persone reali che hanno in comune la capacità di trovare le parole giuste al momento giusto: Alessandra, l’insegnante che gestisce il gruppo RPS senza mai tirarsi indietro quando dai ragazzi le viene richiesto un aiuto, Mathias, l’amico che le insegna a trovare il lato buono delle sorprese e l’importanza di condividere difficoltà, dolori, ma anche risate e momenti belli, infine il padre, la madre e la nonna che, anche se in ritardo, trovano la forza di dirle quel che andava detto. Il libro parla quindi di una specie di rinascita, mostrandomi un mondo che non conoscevo.

 

“Le parole giuste” mi è piaciuto molto perché affronta temi come affetti, amicizia, diversità, emozioni, famiglia e vita scolastica. La storia, che segue uno sviluppo lineare e senza troppi personaggi coinvolti, scorre fluida pagina dopo pagina in un continuo di crescita e cambiamento, attraverso un linguaggio non troppo complicato, ma di grande significato. Mi piace molto che l'autrice alterni racconto e dialoghi ed inoltre, essendo una storia su una nostra coetanea, ci si immedesima in lei molto facilmente.

 

“Dai un pesce ad un uomo e lo nutrirai per un giorno, insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la  vita”. Significa che è più importante insegnare a fare qualcosa che dare qualcosa, perché l’insegnamento dura ed aiuterà per sempre.

Verinica De Marco

Scuola Moruzzi IC Ceretolo Casalecchio di Reno (Bo)

Classe IID Secondaria di 1° grado