Questo libro è molto interessante ed emozionante: parla di un bambino che è nato con una malformazione al viso.

Lui si chiama August, ma la sua famiglia lo chiama Auggie.

La sua famiglia è composta da Olivia (Via) che è sua sorella, sua madre e suo padre.

A partire dal giorno in cui è nato Auggie ha dovuto subire ventisette interventi per farsi a mettere a posto la faccia, ma la cosa che gli dà più fastidio è il fatto che quando cammina per la città tutti lo guardano e si mettono a ridere o a fare dei versi.

Però, un Natale, Miranda, la migliore amica di Via, gli regala un casco da astronauta che lui non si toglie mai perché adora “Star Wars” e lo spazio.

Auggie non è mai andato a scuola perché prendeva lezioni da sua madre.

Quando però lui compie dieci anni i suoi decidono di iscriverlo alle scuole medie dove inizierà la sua grande avventura tra litigi, amicizie, bulli che dicono cattiverie, ma soprattutto l’appoggio della sua famiglia e del suo nuovo amico, Jack Will.

Il libro mi è piaciuto molto anche perché ogni capitolo è dedicato a un personaggio, nel senso che prima parla di Auggie, poi parla di Via, poi di Summer (un’amica di Auggie), poi di Jack Will e di altri ancora.

L’autrice di “Wonder”, R. J. Palacio, ha scritto altri tre libri i cui protagonisti sono gli amici di Auggie e parlano di lui dal loro punto di vista.

Sulla storia di “Wonder” hanno fatto anche un film; io ho visto pure quello e mi sono commossa a tal punto da piangere.

Auggie mi piace perché anche se viene trattato male dai bulli, trova comunque il coraggio di vedere il lato buffo delle cose.

Nella biografia della scrittrice c’è scritto che lei ha preso l’ispirazione per il suo racconto durante una passeggiata nel parco con i suoi due bambini. A un certo punto ha visto una bambina che aveva la sindrome di Treacher-Collins, una malattia che deforma i tratti del viso. Subito ha pensato alla reazione del suo bambino più piccolo e si è allontanata.

Ma mentre lo faceva ha sentito la madre della bambina dire:_ Forse è l’ora di tornare a casa.

R.J. Palacio si è sentita talmente male da non dimenticare più questa esperienza.

Io penso che certe malattie non dovrebbero esistere.