Matteo Pinelli, classe IIIB Scuola Guercino, Bologna


La storia narra delle avventure di Jack e Harry, due adolescenti, durante la prima guerra mondiale. Gli avvenimenti accaduti riguardano storie vere di personaggi realmente esistiti che erano veramente sul campo di guerra; erano due compagni di scuola in una cittadina dell’Inghilterra quando all’improvviso scoppia la prima guerra mondiale. È una storia che ci fa sentire e provare gli orrori della guerra , la bruttezza dei ragazzi mandati a morire nelle trincee mentre i generali stavano lì con le mani in mano a non far niente e a dire che la guerra è bellissima e  che si mangia benissimo e che nessuna malattia potrà mai sconfiggerli. Jack anziano racconta al suo nipote di questo pezzo della sua vita quando a 17 anni insieme ad Harry vengono arruolati come reclute per partire in guerra . Jack racconta delle lettere che scrive a sua sorella che vive a Londra lontano dalle battaglie, che fabbrica armamenti, e che aspetta con ansia i suoi telegrammi. La cosa più bella che mi ha colpito di più è stata la partita che Jack e Harry giocano durante il Natale nel 1914 in squadre miste inglesi/tedesche e soprattutto quando strinse l’amicizia con un soldato nemico. Un’ altra cosa che sconvolge è anche pensare quante persone morirono per conquistare un piccolo pezzo di terra in una guerra di logoramento. Vengono descritte scene di guerra nei minimi dettagli con così particolari tanto da far sembrare di essere lì presenti e viverli: ragazzi che perdevano un piede, che venivano resi ciechi da una granata che morivano di fame che si sacrificavano; il cibo era poco spesso avariato e a volte erano costretti a bere l’acqua delle pozzanghere con dentro il sangue delle persone esplose o morte dissanguate.

Nel libro si capisce come esiste una grande differenza tra i soldati giovani che combattono nel campo di battaglia e gli ufficiali:”la loro era una guerra diversa: tutta fatta di potenza e di gloria, gente che marcia impettita e si batte il petto. La guerra era un gioco praticato nei campi sportivi delle loro scuole pubbliche.”

E poi arriva il Natale: e per mezz’ora smettono di combattere e si uniscono tutti nell’intonare, tutti i canti natalizi e per quel breve tempo la guerra perde significato e diventano tutti parte di un popolo di pace.