Alessandro Giannerini, classe 3B, scuola Il Guercino, Bologna

"Tutta la paura e l’orrore della guerra si sciolsero in spensieratezza natalizia."

È questa, a parer mio, la frase che raccoglie a pieno il senso del racconto. Ed ecco all’inizio la chiacchierata tra nonno Jack e suo nipote Perry, inconsapevole che il nonno, durante la guerra avesse paura tanto che proprio Jack lo portò a fare un giro in Francia, dov’era il fronte. Tornando al cimitero di guerra, a Jack passarono per la mente terribili ricordi ma soprattutto i due incontrarono Erich, un soldato tedesco che Jack aveva conosciuto durante la guerra. A questo punto Riordan racconta la Grande Guerra dal punto di vista di nonno Jack, un “ragazzino” di neanche 18 anni. Jack e il suo amico Harry si arruolarono e furono spediti in Francia. Morte, sangue e condizioni igieniche pessime erano all’ordine del giorno nelle trincee ma a Natale sembrò che tutto si fermasse: tra i due schieramenti iniziò una partita di calcio nel bel mezzo del campo di battaglia dove non contava più la vittoria ma solamente divertirsi e mettere, per una notte, fine all’abominevole tragedia che è la guerra.
Questo libro mi è piaciuto molto perché spiega ogni scenario della guerra, soprattutto cosa abbia spinto la gente ad entrare in guerra, se poi si sia pentita della propria scelta ed eventualmente abbia cambiato opinione dopo la guerra. Jack e Harry si erano fatti abbindolare da quello che diceva la gente che faceva sembrare la guerra una questione di onore per cui sarebbero tornati  in patria da eroi, così partirono tuttavia, appena arrivati in trincea, cambiarono subito idea ma non poterono fuggire. Le donne e le bambine, come evidenziato nelle lettere di Floss al fratello Jack, nel frattempo svolgevano lavori che sarebbero spettati ad un uomo. Riordan mette in primo piano la macabra figura dei membri del Consiglio Supremo e delle persone che hanno voluto la guerra sapendo che loro non sarebbero dovuti andare a combattere: dopo la partita, i soldati di entrambe le fazioni non vogliono più combattere ma i “potenti” vanno a rimproverarli obbligandoli a tornare in guerra. A parer mio Riordan ha scritto molto bene questo libro sia grazie al suo stile dettagliato e scorrevole sia perché è riuscito ad analizzare tanti particolari della guerra: la partita mi fa capire che i sogni dei ragazzi sono gli stessi, indipendentemente dal luogo di nascita e che i disonesti sfruttano i più deboli. La guerra è brutta perché è contro natura, perché i figli muoiono prima dei genitori.