“Se questo è un uomo” è uno fra i romanzi di Primo Levi più conosciuti. Si tratta di un’opera autobiografica che narra degli eventi bellici svolti durante la Seconda Guerra Mondiale, scritta tra il dicembre 1945 e il gennaio del 1947. Primo Levi, l’autore, racconta e rivela apertamente, in prima persona, la sua esperienza da deportato in un Lager vicino Auschwitz, chiamato Monowitz. Un’esperienza impossibile da dimenticare quando sei a conoscenza di come un uomo venga pian piano tolto da tutti i suoi averi fino a quando quell’uomo ( che un tempo era persino un cittadino libero) non si sente più tale. Con le percosse, con il lavoro logorante che mette i pensieri da parte, con la fame, con la sete, con il freddo, quello non è più un uomo. Dopo un anno passato nel Lager, Levi, nonostante tutto, aveva ancora la forza per vivere, pensava che al di fuori delle recinzioni c’era un mondo giusto e sicuro e questo suo pensiero lo lasciava in attesa, speranzoso del salvataggio dei russi che parevano non arrivare mai.

È un romanzo che fa comprendere alle persone che non erano presenti a quell’orribile esperienza come la crudeltà e la disumana rabbia abbiano trasformato milioni di uomini in burattini, in “numeri” senza più anima e personalità. All’interno del romanzo, Levi si rivolge direttamente al lettore con una serie di domande riguardanti l’argomento. Così facendo il lettore si sente sempre più partecipe alla storia narrata. È un libro con un ritmo lento, per far spazio ai pensieri dell’autore. Molto coinvolgente, anche se in alcune parti lo scrittore scrisse frasi in lingua straniera: esattamente le stesse parole udite nei Lager e questo fatto può rallentare la lettura. Questo racconto ti fa pensare, ti fa mettere in confronto la sua vita di tutti i giorni con la tua e ti fa ragionare sulle cose realmente indispensabili nella vita e per il tuo “esser uomo”. Per tutto ciò consiglio caldamente questo libro.