Una fiaba che dà lo spunto per scoprire un nuovo punto di vista e per riflettere su ciò che nella vita è essenziale, come disse la volpe al principe, infatti,  “L’essenziale è invisibile agli occhi” . Il libro racconta l’incontro tra un pilota d’aereo, che precipita nel deserto del Sahara, e un bambino biondo e curioso, che chiede all’aviatore di disegnargli una pecora. Dai loro discorsi si capisce che l’adulto aviatore ha molto da imparare dal bambino, soprattutto dimenticare di guardare il mondo e le cose che lo circondano con gli occhi di un adulto,  che è convinto di sapere già tutto della vita, e ricordare, che osservare con gli occhi stupiti di un bambino, significa riscoprire tutto quello che si è dimenticato. Ogni persona, animale o cosa incontrata durante il viaggio del Piccolo Principe ha un significato che va oltre il racconto: il senso della vita, l’amore, l’amicizia, la purezza della fanciullezza, la morte. Con questo libro l’autore ci dice che la vita è più semplice e bella se si dà importanza ai sentimenti essenziali, come l’amicizia e l’amore, guardando il mondo come farebbe un bambino: con curiosità, ingenuità e immaginazione. All’inizio mi ha molto colpita l’immagine che gli adulti vedono solo come un cappello, invece il piccolo principe riconosce subito il boa che aveva mangiato un elefante, così come l’aveva immaginata il disegnatore (il pilota/narratore dell’opera quando aveva sei anni). La morale è proprio questa: crescendo ci si dimentica spesso di essere stati bambini, e da adulti non si riesce ad andare oltre le cose pratiche, si perde la fantasia e la sincerità di quando si è piccoli e tutto perde la magia per essere solo così com’è nella realtà. I personaggi incontrati dal Piccolo Principe nel suo viaggio rappresentano il genere umano con tutti i suoi difetti: il re che si crede sovrano del mondo intero con le sue manie di grandezza, il vanitoso che ama solo se stesso ed è egoista, il lampionaio incapace di liberarsi da regole senza senso, un uomo d’affari schiavo del denaro, un geografo incapace di trasformare i suoi studi in qualcosa di utile e pratico, e l’ubriacone che non riesce a cambiare e smettere di bere, perché non capisce quali sono i suoi problemi. Così dovremmo fare noi: conservare un ricordo bello, che ci dà gioia, delle persone che abbiamo amato.

Asia Martino scuola G. Rodari classe 1°E San Lazzaro di Savena