Tal, una giovane adolescente, vive il conflitto tra  Palestina e Israele. Lo vive in prima persona, non come noi attraverso le radio o le TV, ma lo vede coi suoi occhi, abitando nella Città Santa. Tal non perde mai la speranza di una pace tra i due paesi, così dopo essere rimasta scioccata da un attentato appena subito sotto casa sua, ha una brillante idea.

Decide discrivere una lettera con il suo indirizzo e-mail custodita in una bottiglia e  di consegnarla al fratello, che si sarebbe recato nel paese nemico pochi giorni dopo, con l’incarico di  buttarla in mare. Tal immagina di riceve presto una  mail da una  ragazza, invece il suo interlocutore è un ragazzo poco più grande di lei proveniente dalla striscia di Gaza. Il suo nome è Naïm, ma lui si firmerà Gazamen per quasi tutta la vicenda. Solo il fatto che lui abbia preferito tenersi anonimo per gran parte del loro scambio epistolare fa capire il suo carattere diffidente ed enigmatico.

Il ragazzo rimane sempre molto misterioso ma questo non impedirà di far nascere un’amicizia molto speciale. Si raccontano delle loro storie, attuali o passate, e di tutto ciò che trovano scorretto nella loro vita. I due si scrivono per “liberarsi”, per non essere oppressi dalla realtà che li circonda, punto che li fa sentire più vicini nonostante le grandi differenze.

Questo libro mi è piaciuto molto perché tratta argomenti che noi vediamo solo da lontano e che ci sembrano surreali, ma mai ci mettiamo nei panni di un ragazzo della nostra età che sfortunatamente vive terribili conflitti. Ecco, io con questo libro mi sono messa nei panni di Tal, una  ragazza cresciuta in fretta e piena di speranza  e amore verso il prossimo. L’autrice è stata capace di farmi vivere una triste e terrificante esperienza, pensando agli attentati, ma bellissima pensando che anche un’amicizia possa nascere nonostante tutte le circostanze impossibili.

Lo consiglio vivamente a tutti i ragazzi della mia età, perché è davvero molto interessante per chi non vive in quelle terre lontane tormentate dalla guerra e perché al giorno d’oggi ci nascondiamo tutti dietro a quello che è la nostra realtà senza pensare a quella altrui.