“(...) la mia storia è più importante della sua.”

Così inizia la spiegazione che il padre dà al figlio Giovanni sul suo nome. Il racconto è pesante e difficile, solo i più grandi possono capire, parla di mafia.

La storia di come “un uomo normale”, Giovanni Falcone, cercò e riuscì a combattere Cosa Nostra (la mafia).

“(...) sai cosa succederebbe se Tonio per un secolo intero continuasse a intascare le mance dei compagni in classe?(...) Tra cento anni, dare i soldi a Tonio non ti sembrerebbe più un’ingiustizia, ma una cosa normale.” Questo è l’obiettivo della mafia, vuole che le persone si sottomettano alla legge del più forte e non a quella giusta, quella dei magistrati e degli avvocati. La mafia si comporta come una bestia con un solo corpo e 2.665 teste, come un animale che uccide. Ma la differenza è che gli animali uccidono per istinto, la mafia uccide per potere.

Cosa Nostra cerca di comandare abusando dei terreni e dando lavoro illegale a molta gente, che pur di lavorare non dice niente alle autorità.

Per Giovanni è una lotta continua, ma a ogni “GOL”, si accende una luce di speranza, e anche se la maggior parte della gente gli rema contro, lui riesce ad andare avanti.

Il libro l’ha scritto Luigi Garlando, un giornalista sportivo, ma che si dedica anche alle letture per adulti e per ragazzi. Lo scrittore utilizza tante metafore per far capire a un pubblico giovane il coraggio di un grande uomo.  Questo libro è scritto in modo classico, diviso in capitoli, ma con un tocco in più: la prefazione di Maria Falcone e un’intervista all’autore. Si può dire che è un libro abbastanza complesso da capire e per questo consiglio di leggerlo in modo continuo, senza troppe interruzioni.

Mi ricorda la divisione della frase quando c’è l’inciso: inizia banalmente con il riferimento a uno peluche con i piedi bruciati e questo particolare, di cui durante la narrazione ci si dimentica, viene ripreso solo alla fine dando un valore aggiunto al racconto .

 

“Gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini.” G. Falcone.


 

 

Maria Giulia Marcolin, classe 3^C, Scuola Secondaria di I grado, IC Borgonuovo