Harper Lee è una scrittrice statunitense, nata a Monroville, in Alabama.

Nel 1960 venne pubblicato il suo primo grande successo, “Il buio oltre la siepe”.

Questo romanzo le valse il premio Pulitzer e anche la prestigiosa medaglia della libertà.

Un anno prima della sua morte, la Feltrinelli ne pubblicò il seguito “Và, metti una sentinella”, ambientato 20 anni dopo il suo primo capolavoro.

“To kill a mockingbird” è il vero titolo del libro e significa “Uccidere un usignolo” (o un passero o un merlo). Nel libro Harper Lee insiste sul fatto che ucciderne uno sia una cosa scandalosa.

“Preferirei che sparaste ai barattoli in cortile, ma so già che andrete dietro agli uccelli. Sparate finché volete alle ghiandaie, se vi riesce di prenderle, ma ricordatevi che é peccato uccidere un merlo”

“Tuo padre ha ragione - disse - I merli non fanno niente di speciale, ma fa piacere sentirli cinguettare. Non mangiano le sementi dei giardini, non fanno il nido nelle mandie, non fanno proprio niente, cinguettano soltanto. Per questo é un peccato uccidere un merlo”

L’autrice scrive il libro dal punto di vista di Scout, la figlia dell’avvocato Atticus Finch.

Tra lei e suo fratello Jem ci sono pochi anni di differenza e per questo si trovano molto bene insieme. Il loro gioco preferito è recitare le storie dei romanzi che hanno letto.

Un giorno d’estate Jem e Scout incontrano un bambino più grande di lei di un anno. Si chiama Dill e avrebbe passato tutte le estati lì, a Maycomb (cittadina dell’Alabama).

I tre si mettono in testa di far uscire di casa Boo Radley, il vicino. A Maycomb si narra che il padre di Boo (in realtà il suo vero nome è Arthur) abbia rinchiuso in casa il figlio come alternativa al riformatorio.

Appena l’estate finisce, la vita per Scout diventa monotona. Si deve andare a scuola, il “Signorino Jem”, come dice Calpurnia (la governante nera di casa Finch) sta crescendo e Atticus è molto impegnato con il suo lavoro.

Visto che è l’avvocato più onesto di tutta Maycomb gli è stato affidato il compito più difficile: difendere un nero, Tom Robinson, contro la parola di due bianchi, Mayella e Bob Ewell.

Scout non capisce il perchè delle distinzioni in razze. Jem dice:

“A questo mondo ci sono quattro tipi di persone: quello normale, come noi e i vicini, i Cunningham dei boschi, i tipi come gli Ewell della discarica e i negri.” Ma Scout la pensa diversamente: “No, Jem, io credo che la gente sia di un tipo solo: gente, e basta!” Le vicende si svolgono nell’arco di tre anni e per questo ci vuole continuità nel leggerlo.

All’inizio Harper Lee descrive molto Maycomb e tutti i suoi cittadini, le loro usanze e come si relazionano con gli altri. Anche se è un po’ pensante, questo dà al lettore una visione a 360⁰ sulla contea e lo aiuta a capire meglio la storia.

Il lessico usato è molto adeguato perché crea suspance, ansia e gioia nei punti opportuni.

Forse è un po’ ricercato, ma si capisce benissimo.

La cosa stuzzicante di questo romanzo è il fatto che l’autrice inizia il libro illudendo il lettore che si sarebbe arrivati a una conclusione a cui in realtà non si arriva mai!

Visto che tratta argomenti molto delicati lo consiglio ai ragazzi dai 12 anni in su.

il libro più bello che abbia mai letto.


“Quei pochi che in questa città sostengono che l’onestà non è solo riservata ai bianchi; quei pochi che sostengono l’eguaglianze dei processi giudiziari; quei pochi che sanno essere umili dinanzi a un negro e pensare: sarei potuto nascere negro anch’io, non fosse stato per la bontà del Signore. Quei pochi che hanno tradizioni alle spalle e non il nulla. Di quelli parlo.”

Maria Giulia Marcolin, classe 3C, scuola Secondaria di I grado, IC Borgonuovo