“Dieci poveri negretti

se ne andarono a mangiar:

uno fece indigestione,

solo nove ne restar.”


Così inizia la filastrocca e filo conduttore del romanzo di Agatha Christie, “Dieci piccoli indiani”. Questa scrittrice è la più famosa giallista al mondo. È vissuta dal 1890 al 1976 ed è la creatrice di Hercule Poirot e di Miss Marple.

Tra le sue opere più famose ritroviamo “Tre topolini ciechi”, “Poirot sul Nilo” e “Dieci piccoli indiani”.

Quest’ultimo è uno dei massimi esempi di “giallo classico”, pubblicato per la prima volta nel 1939.

Il romanzo in questione narra la storia di dieci persone che vengono invitate, tramite lettere spedite da amici e conoscenti, a Nigger Island per una vacanza.  Nessuno conosce nessuno, eccetto uno di loro.

Tutti riuniti sotto lo stesso tetto in un’isola, allontanati dal resto del mondo in una casa a prima vista normale. Dieci statuine che scompaiono una ad una e una filastrocca per bambini che ritorna ossessivamente come in un incubo nella testa degli invitati.

Ogni personaggio nasconde un segreto, “uno” più di tutti…

In questo libro, del 1925 (circa), viene usato un linguaggio non molto semplice da comprendere. Il testo è molto curato in tutti i dettagli, dalla descrizione dei personaggi alla descrizione dell’ambiente. La scrittrice dà piccoli indizi su chi sia il colpevole e anche se si pensa di essere arrivati alla soluzione, la narrazione fa cambiare idea tramite trabocchetti. Nel primo capitolo la narrazione è un po’ lenta, ma per il resto del libro è scorrevole e intrigante. È un romanzo avvincente e d’azione. È una vicenda convincente perché non riesci a smettere di leggerlo. È anche molto originale, soprattutto per noi, che non conoscevamo Agatha Christie.


“Solo, il povero negretto

in un bosco se ne andò:

ad un pino s’impiccò,

e nessuno ne restò.”

Maria Giulia Marcolin, classe 3C, Scuola Secondaria di I grado, IC Borgonuovo