Giovanni è un bambino di 10 anni  che vive a Palermo. Il giorno del suo decimo compleanno il padre, Luigi, decide di raccontare al figlio la storia del suo nome. Luigi spiega al figlio la vita di Giovanni Falcone: un magistrato che combatte contro la mafia siciliana. Paragona la mafia ad un bullo che va a scuola con Giovanni e che impone le sue “leggi”. Durante la giornata il padre porta il figlio in tutti i luoghi significativi della vita di Falcone. Giovanni impara che il magistrato era stato incaricato di condurre le indagini sugli illeciti di ‘Cosa Nostra’ insieme a Paolo Borsellino (un altro magistrato). Durante le udienze vennero indagate 360 persone, in seguito condannate. Il padre conduce il figlio nella loro città, ripercorrendo nel contempo la vita di Giovanni Falcone, dalla nascita alla sua gioventù, la carriera, il maxiprocesso e infine la morte. Verso fine giornata arrivano infatti all’uscita autostradale di Capaci.

Luigi ricostruisce il momento dell’attentato: mentre Falcone ritornava da Roma con la moglie e la scorta, la mafia fece esplodere il tratto stradale nel momento del passaggio, con 1000 Kg di tritolo. Nell’incidente morirono Giovanni, sua moglie Francesca e tre degli accompagnatori. Più di una ventina i feriti.

Il padre racconta poi che, tanti anni prima, lui aveva aperto un negozio di giocattoli e che la mafia lo aveva reso un loro ‘schiavo’. Il padre dopo un periodo di obbedienza aveva deciso di non pagare più Cosa Nostra, e questi avevano distrutto il suo negozio.

Il libro termina con Giovanni che arriva all’albero piantato in dedica al giudice Falcone, e lì comprende infine il motivo del suo nome.

Il romanzo è stato scritto da Luigi Garlando, un giornalista sportivo di 55 anni che, grazie a questo libro, è stato premiato varie volte.

Il romanzo è scritto molto bene ed è scorrevole, piacevole da leggere.

Il libro parla di un pezzo della storia italiana ed è quindi anche un libro culturale. L’ho apprezzato soprattutto per il riferimento tra la mafia e il bullo Toni cosa che, secondo me, rende molto l’idea di ciò che è Cosa Nostra a noi ragazzi.

Maria Eugenia Grossi, classe 3C, Scuola Secondaria di I grado, IC Borgonuovo