“Una bottiglia nel mare di Gaza” è stato scritto da Valérie Zenatti, scrittrice di origine francese, nata nel 1970, trasferitasi da ragazzina in Israele.

Dopo un ennesimo attentato in un caffè a Gerusalemme, Tal, una ragazza israeliana di diciassette anni, stanca di vivere nella paura e nella guerra, decide di iniziare a scrivere, prima su un diario, e, successivamente, le viene l’idea di infilare un messaggio di speranza all’interno di una bottiglia, da lanciare poi nel mare di Gaza, in cerca di una qualche ragazza della sua stessa età che le risponda. A risponderle, tuttavia, non è la ragazza che Tal si era immaginata, bensì un ragazzo palestinese  di vent’anni  che non sembra molto convinto di tutta l’energia e della speranza che caratterizza Tal. Quest’ultima non si abbatte, però, dalle prese in giro di Naim, nome del ragazzo, e continua a scrivergli e a rispondergli, perché è convinta che non possa esistere solo un rapporto di odio tra i due popoli, ma che si possa andare oltre, sconfiggendo e superando “la violenza, parlando una lingua diversa dall’odio e dall’indifferenza”. Inizia così per i due ragazzi una corrispondenza semplice, fatta di frecciate e battutine, che si trasforma, però, in un vero rapporto di amicizia e fiducia, e che li porta, passo dopo passo, anzi, lettera dopo lettera, a crescere.

Il periodo in cui è ambientato questo libro è recente, principalmente nel 2003, anche se presenta alcuni flashback di Tal, che racconta diversi episodi di quando era bambina. Come si può intendere dal titolo, la storia si sviluppa a Gerusalemme e attorno alla striscia di Gaza.

Ho amato questo racconto che mi ha trasportato fin da subito. E’ scorrevole, lineare e per nulla noioso che ti tuffa in una lettura piacevole e toccante. Ho amato anche il tema di cui tratta, il conflitto, che persiste ancora oggi, tra israeliani e palestinesi, visto però da due adolescenti che hanno ancora tanto da vivere e vedere e che sono stanchi, anzi esausti, di avere paura o di udire scoppi su scoppi, sirene di ambulanze e grida di disperazione.

Mi ha colpito una frase in particolare che viene detta a Tal da suo padre e che esprime esattamente il messaggio di questo libro, ossia quello della speranza e quello dell’importanza dei propri sogni; le viene detto infatti: “Coltiva tutti i tuoi sogni, Tal. I sogni sono ciò che ci fa andare avanti. Continua a crederci, a volere tutto quello che hai sempre voluto. Che sia nel campo del cinema o della pace”.