Il romanzo Una bottiglia nel mare di Gaza, di ValérieZenatti, fa riflettere su quanto i pregiudizi creino forti contrasti tra popoli “nemici”.

Tal, una diciassettenne israeliana, è rimasta scioccata dal momento in cui un kamikaze si è fatto esplodere in un bar vicino a casa sua.

La tragedia la fa sentire molto male, al punto che non riesce a trovare un modo migliore per sfogarsi se non scrivere. Il suo desidero è quello di lasciare una lettera in una bottiglia e lanciarla nel mare che costeggia la striscia di Gaza, per poter iniziare un rapporto epistolare via e-mail con una ragazza palestinese.

Per compiere tutto ciò, Tal affida la bottiglia con la lettera a Eytan, suo fratello, che è in procinto di partire  per il servizio militare proprio il quel confine. Eytan però, non lancia la bottiglia in mare come avrebbe voluto la sorella, bensì la lascia sulla spiaggia, coperta da un po’ di sabbia. Dopo un po’ di tempo, Tal riceve un e-mail. Scopre presto che la lettera non è arrivata ad una ragazza, ma a un ventenne palestinese; si fa chiamare Gazaman e subito non è molto amichevole con Tal, anzi, si diverte a prenderla in giro. Basa le sue offese sul fatto di essere dalla parte del nemico, dalla parte di chi ha di più e lascia gli altri con meno. Tal non se la prende, anzi continua costantemente a scrivere a Gazaman.

In un paio di mesi, Gazaman e Tal sono quasi affezionati e le offese iniziano a diventare curiosità sulla cultura, curiosità sulla propria vita…

Tal è una ragazza non molto alta, con un carattere molto deciso e impulsivo.Tutto ciò che vuole infatti,  fa in modo di ottenerlo. Gazaman invece è un ragazzo abbastanza alto, che si affida molto sui pregiudizi, in una parte iniziale, ma che capisce che non raccontano la verità.

Ho trovato questo libro molto interessante, perché è diverso dai soliti libri. Intendo dire che la maggior parte della storia è narrata attraverso le e-mail che si mandano, quindi l’ho trovato più intuitivo e scorrevole.