Giovanni è un bambino di dieci anni che abita a Palermo e frequenta la quinta elementare. Il padre Luigi, che per lavoro apre negozi di giocattoli, per il decimo compleanno di suo figlio, decide di regalargli una giornata da trascorrere insieme, portandolo in giro per Palermo, e parlandogli della città e della mafia. Egli la paragona a ciò che succede nella sua scuola, dove è presente un bullo di nome Tonio (di tre anni più grande di Giovanni infatti stava ripetendo per la terza volta la quinta elementare), che sfrutta i più deboli per ottenere ciò che vuole. Durante la gita, il papà gli racconta la storia di Giovanni Falcone, dalla sua nascita passando per la sua giovinezza, il suo lavoro, il maxi processo, fino alla sua uccisione. Il padre gli rivela che è stato chiamato così proprio per devozione a questo personaggio. Quando arrivano all'uscita dell'autostrada per Capaci, dove è avvenuta la strage, il papà confessa che anche lui un tempo aveva pagato il pizzo alla mafia e che, quando si rifiutò di pagare ancora, il suo negozio venne raso al suolo ma con esso anche un pezzo di mafia. Secondo me questo libro vuole far capire al lettore che le idee e le buone azioni sono più importanti di chi le trasmette così come dice Giovanni Falcone: “Gli uomini passano ma le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini”. Ciò significa che le idee che una persona trasmette con tanta convinzione non muoiono, ma continuano ad esserci sulle menti di altri uomini.