La piccola Hana vive con suo fratello George e i suoi genitori ebrei in un paesino in Cecoslovacchia all'inizio degli anni '30. Vive tranquillamente la sua infanzia fino a quando non scoppia la seconda guerra mondiale. La sua vita inizia a cambiare e sia la madre che il padre vengono deportati perciò lei e suo fratello si trasferiscono dagli zii non ebrei fino a quando non vengono richiamati anche i due bambini e vengono deportati a Theresienstadt dove vengono divisi. Anne soffre molto questa lontananza e grazie alle sue compagne più grandi riesce a contattare il fratello. La vita al campo è molto dura ma si complica ancora di più quando, dopo due anni, George è costretto ad andare ad Auschwitz e, poco dopo, lo raggiunge anche Anne, appena tredicenne. Appena arrivata al nuovo campo è felice di rivedere l'amato fratello ma viene portata alle camere a gas, dove muore; il fratello, invece, era riuscito a procurarsi un lavoro da idraulico ed è proprio questo che lo ha salvato. Alla fine della guerra George cerca la sorella fino a quando non incontra una delle compagne di stanza di Anne, che gli comunica la notizia della sua morte. In seguito a ciò le notizie di Anne non sono state diffuse fino a quando, nel museo di Tokyo, arriva questa valigia che sembra appartenere ad un a bambina orfana. La proprietaria del museo, a seguito delle innumerevoli domande dei bambini turisti del museo, crea un'associazione e riesce a mettersi in contatto con George, il quale accetta di raccontare la sua storia e quella della sorella ai bambini. La prima sensazione che mi è venuta in mente appena terminato il libro è stato il coraggio che ha avuto George a raccontare la sua storia del più brutto periodo della sua vita. Si è aperto con persone totalmente sconosciute forse perchè si sentiva in dovere di raccontare a quei bambini le sue esperienze, seppur negative, per far capire loro quanto un ideale errato possa portare a conseguenze raccapriccianti e disumane, che hanno portato George ad aver perso tutto: la famiglia, gli amici e l'essere uomo. Un'altra motivazione è perchè rivede nei loro occhi pieni di speranza la sua amata sorellina Anne, che non ha avuto la possibilità di crescere. Ha cercato di trasmettere l'amore di due fratelli divisi da qualcosa di più grande ed incontrollabile con la sola "condanna" di essere diversi, sbagliati talmente tanto da non meritare la vita. A mio parere diverso non è sempre sinonimo di sbagliato ma evidentemente altri non la pensavano allo stesso modo. Mi sono accorta che entrambe le parti del libro ruotano attorno a bambini che hanno lo stesso scopo: Anne e George che hanno avuto la speranza di ritrovarsi, che tutto non era perduto, allo stesso modo i bambini giapponesi insieme a Ishioka hanno avuto la tenacia di scoprire e trovare maggiori informazioni su Anne, nonostante siano partiti da informazioni basilari e apparentemente futili.