Artemisia è impaziente. Macina i colori, mescola le terre, accarezza le sete preziose mentre osserva la mano del padre che corre sulla tela, dando luce a uno sguardo, estasi a un volto, sofferenza a un corpo. Anche lei vuole diventare una pittrice come suo padre intanto deve accontentarsi di fare schizzi e disegni. Il padre al suo ritorno da un processo riprende il quadro che non aveva finito ma lo ritrovò completo allora capì che sua figlia sarebbe diventata una pittrice sebbene allora le donne non potevano esserlo. Da quel giorno iniziò a portarla con sé a vedere le opere di Caravaggio(Michelangelo) come: san Pietro, la morte della Vergine, la Giuditta che taglia la testa a Oloferne …

La madre di Artemisia, Prudenzia  aspettava il sesto figlio, ne erano rimasti in vita solo quattro, Artemisia era la maggiore poi veniva Francesco, Giulio e Marco. Al ritorno Orazio e Artemisia in pensiero per Prudenzia che doveva partorire, la trovarono morta accanto al figlio anch’esso morto. Era morta durante il parto. Da quel giorno Orazio divenne geloso, non voleva che Artemisia uscisse o si affacciasse dalla finestra voleva che imparasse a cucinare e a lavare ma non voleva farla sposare ritenendola non responsabile e impreparata benché avesse già diciassette anni. Ad Artemisia non rimaneva che pitturare e fare ritratti o conversare con le ragazzine che abitavano di fronte a lei e con la loro madre: Tuzia. Sarà proprio lei a fare da mezzana d’accordo con Agostino Tassi che aveva violentato Artemisia, promettendole di sposarla, pur sapendo benissimo che era impossibile. Quando Orazio venne a sapere  tutto dall’avvocato Stiattesi (a cui aveva riferito tutto la moglie con cui Artemisia si era confidata) parente di Cosimo Quorli (di esso si racconta che avesse sfruttato Prudenzia per poi combinare il matrimonio tra lei e Oreste) denunciò Agostino Tassi e Tuzia di cui si era tanto fidato. In più Siattesi gli aveva detto che Artemisia non era sua figlia. Il processo c’era stato e Agostino Tassi era stato accusato, però la pena fu lieve: doveva scegliere tra cinque anni di galera o il bando da Roma. Scelse l’esilio, ma di fatto rimase. Durante il processo era morto l’amico Quorli.  Si disse di malaria, o forse di veleno. Subito dopo Orazio diede in sposa Artemisia a Pierantonio, uno dei fratelli minori di Stiattesi e, insieme andarono a vivere a Firenze (aveva accettato solo per saldare i molti debiti e non si aspettava che fosse una donna così bella e altera). Il matrimonio era stato reso possibile dal canonico Lelio Guidicciono che apprezzava molto l’arte di Artemisia e offrì quattrocento scudi per la dote.  Ebbe vari figli ma in vita restò solo Prudenzia. In quel periodo si iscrisse alla accademia di disegno e conobbe Galileo Galilei e Michelangelo Buonarroti. Fece pure dei quadri per la famiglia Medici finché il duca morì e nessuno si interessò più di completare la collezione di opere. Era diventata una pittrice di gran fama,  indipendente e finalmente poteva firmare con il suo nome e non con quello del marito (anche lui pittore) i suoi quadri…

Mi ha colpito la vita difficile della pittrice e, nonostante tutto il modo tenace in cui essa la combatteva ; ti comunica che nella vita niente è impossibile, dove si vuole arrivare si arriva a costo di combattere con forza e tenacia.

Il finale mi è piaciuto benché sia un po’ triste. La cosa peggiore per un pittore è non riuscire più a dipingere, quando ci sono rimaste tante cose da completare, realizzare, finire e non ci si vuole arrendere, anche se nel profondo del cuore capisci che non riesci più a farle e che, il tempo è terminato. Non riesci a fare più la cosa per cui ai vissuto tutta la vita e allora forse è meglio morire perché la tua felicità nella vita è resa difficile dal tempo, la tua missione è finita e vivere senza qualcosa per cui vivere è triste e fa soffrire.