Siamo a Parigi. Hugo Cabret è figlio di un orologiaio morto durante un incendio al museo .Viene affidato allo zio che lavora alla stazione ferroviaria e gli insegna ad accomodare gli orologi e a rubare , per poi scomparire e lasciare il nipote da solo ad accomodare e mettere a punto gli orologi della ferrovia. Hugo ha uno scopo: accomodare l’automa che suo padre aveva trovato nella soffitta del museo. Si procura i meccanismi che gli servono, rubandoli in un negozio di giocattoli. Un giorno il vecchio giocattolaio lo sorprende e gli perquisisce il taccuino di suo padre, per riaverlo deve andare a lavorare da lui. Hugo riesce anche senza il taccuino a ricostruire l’automa e scopre che la catenina con il ciondolo a forma di chiave che porta al collo Isabelle riesce a mettere in carica l’automa che scrive. I due ragazzi scoprono che Georges Méliès, questo era il nome del giocattolaio , era stato un grande illusionista e cineasta che, dopo la guerra, a causa della povertà e della competizione, aveva smesso il suo lavoro resettando il passato. Hugo Cabret viene poi adottato da Georges e dalla sua famiglia e con abili potenzialità sogna di diventare anch’esso un illusionista.

Mi incuriosiva l’automa, tutte le coincidenze dei protagonisti e , le strepitose, magiche, ed espressive immagini.

Con la tenacia si riesce ad arrivare al proprio obbiettivo nonostante le varie difficoltà.