Dal Pozzo Tommaso cl. 1^B RECENSIONE DEL LIBRO “LA SEDIA DI LULU’” Descrizione/informazione “LA SEDIA DI LULU’” è l’autobiografia di Alessandra Santandrea che racconta com’è cambiata la sua vita dopo l’incidente stradale nel 2002 in cui è rimasta paraplegica. Alla scrittura del libro ha collaborato Marina Casciani, la fondatrice dell’associazione cinofila ChiaraMilla in cui ora Alessandra lavora come istruttore. Il libro inizia raccontando le dinamiche dell’incidente: cosa prova Alessandra, cosa succede quando la portano in ospedale e cosa fa nei primi giorni dopo l’incidente. Il libro prosegue parlando di quando Alessandra torna a casa e si accorge tristemente di tutte le cose che non poteva più fare. In un primo momento è perennemente malinconica ma il suo animo si rallegra quando decide di prendere un cane, quel cane era Lulù: una cagnolina meticcia tutta nera, con una piccola macchia bianca sul collo. Subito Alessandra non riesce a gestirla quindi la manda a un corso di obbedienza in cui impara a fare molte cose utili per Alessandra, come: raccogliere, portarle le cose e aiutarla con la carrozzina. In queste attività Lulù si rivela molto brava e inizia a fare gare di obedience e di agility, qui è molto competitiva e diventa tra i migliori cani addestrati in Italia. Il racconto si conclude con Alessandra che è quasi più felice adesso che prima e inoltre grazie a lei viene approvata in Emilia-Romagna una legge che permette a i cani per disabili di entrare in tutti i luoghi pubblici come i cani per cechi. Interpretazione Questo libro ci vuole far capire che anche se la vita ti butta giù, bisogna tirarsi su e guardare il lato positivo delle cose. Infatti Alessandra alla fine del racconto si accorge che la sua vita è meglio ora che prima, anche se è costretta a girare in carrozzina ed è molto limitata. L’insegnamento è che ognuno di noi qualunque siano le sue condizioni deve essere felice e dare peso alle cose belle invece che a quelle brutte. Valutazione E’ un libro molto profondo che tratta di un tema sia triste che felice. Non consiglio questo libro a lettori a cui non piacciono letture drammatiche e con insegnamenti morali, perché in alcuni punti è molto drammatico quasi “pesante”. Invece verso la fine, il testo rallegra il lettore soprattutto perché è abituato alla tristezza. La mia impressione su questo testo è che: l’ho apprezzato come contenuto cioè, come racconta i fatti e come ti fa intuire alcuni insegnamenti morali ma, allo stesso tempo non mi è piaciuto perché semplicemente non è il mio genere.