1942: il Ghetto di Varsavia attraverso gli occhi di un bambino. Un’insolita storia di sogni, paure, giochi e poesia …

Alex rimane solo, la madre è scomparsa e poco dopo pure il padre viene prelevato. Lui è fuggito grazie all’aiuto di Boruch e si è nascosto nella casa distrutta per metà da una bomba all’inizio della guerra, in via degli Uccelli, al numero 78. Qualunque cosa succeda lui deve rimanere lì, anche se dovesse aspettare dei giorni, una settimana, un mese o addirittura un anno, doveva rimanere lì, dove suo padre lo sarebbe venuto a cercare .Vive solo, rendendosi conto di tutte le fortune che aveva prima di trasferirsi al Ghetto diviso dalle case polacche da un muro, come se fossero due mondi diversi. Intanto il Ghetto A,B,C e le case di via degli Uccelli si svuotano, ogni giorno dei carri pieni di ebrei partono, vengono deportati in Germania, dove Hitler ha fatto costruire dei strani campi dove gli ebrei vengono sterminati, queste sono le voci. All’inizio nessuno ci credeva che i tedeschi, che parevano così civili, potessero fare una cosa del genere, ma ormai, le case sono vuote, i tedeschi e gli sciacalli si sono portati via tutto e la gente si nasconde come meglio può. Si nascondono in nascondigli nel soffitto, nei Bunker (i Bunker veri, quelli con l’acqua scorrevole, il gabinetto, e una dispensa colma di cibo, venivano costruiti con la collaborazione di più persone e, spesso alcune di esse facevano la spia). Alex impara a nascondersi, a procurarsi il cibo, ad avere fiducia solo in se stesso e, a diffidarsi di chiunque, in giro ci sono molti informatori che, facendo la spia pensano di salvarsi, invece saranno loro a morire per primi. Con sé ha la rivoltella del padre, che gli aveva insegnato a sparare e gli diceva spesso che quello che conta è l’effetto sorpresa, perché nessuno si immagina che un ebreo sia armato. Si rende conto degli insegnamenti che gli hanno dato i suoi genitori e, che sono serviti a salvargli la vita.Nel settore polacco, dallo sfiatatoio scorge una ragazzina che fa i compiti, in seguito si daranno appuntamento e, scopre che si chiama Stashya e, anche lei è ebrea.Quando Stashya si trasferisce in campagna, non gli resta che la speranza di poter un giorno rivedere suo padre …

Mi ha incuriosito il significato del titolo del libro: “l’isola in via degli Uccelli”. Dapprima non si apprende, ma poi leggendo si capisce che Alex viene associato a Robinson Cruise che viveva in un’isola sperduta e desolata in cui per sopravvivere deve rubare il cibo e i vestiti nei relitti di navi trasportate sulla spiaggia, il Ghetto è vuoto e silenzioso proprio come un’isola, fuori dal mondo, o meglio separato dal mondo e da qualunque contatto. In via degli Uccelli perché la casa bombardata, triste e silenziosa  in cui si nascondeva Alex era proprio in questa via.Contiene la realtà raccontata grazie all’esperienza dell’autore che, ha vissuto l’Olocausto nella sua infanzia e, invita (spiegando le sofferenze subite dagli ebrei che, venivano trattati come animali mentre erano esseri umani come tutti noi) a non ripetere gli stessi errori che ha già commesso qualcun altro lasciando anche il forte ricordo .Ogni anno per non dimenticare tutti gli ebrei morti nei campi di concentramento, il 27 gennaio si resta un minuto in silenzio in memoria della terribile strage che mai più dovrà avvenire.