Santiago è un autista di bus che porta Massimo Carlotto, un turista diverso dagli altri, a rivivere l’orribile realtà argentina della fine degli anni ’70.

Carlotto racconta, come in un diario, il suo viaggio in cerca del nonno Guglielmo, emigrato in Argentina, delle sue sensazioni, dei suoi pensieri e delle serate dove nel percorso “Buenos Aires Horror Tour” vengono ricordate e narrate le violente vicende dei desaparecidos.                              Io, da cilena, come potevo non vivere questo libro in prima persona?                                  L’autore racconta le visite alle Nonne di Plaza de Mayo, le uniche senza la paura di cui era pervasa l’argentina; era difficile del resto essere coraggiosi e condannare il governo, rischiando di diventare desaparecido in poche ore. Le nonne hanno un ruolo importante nel racconto: il loro dolore è riuscito a tramutarsi in un’incredibile forza, un desiderio di risposte.                                Ho divorato questo libro, nonostante (e ci tengo a dirlo) non abbia apprezzato i lunghi e tristi elenchi di nomi e di violenze che in alcuni momenti sono davvero troppi e fanno sembrare questo meraviglioso libro un report giornalistico.

Frasi che mi hanno colpito molto sono state: "Noi non trattiamo con nessuno. La nostra linea è chiara. Ci hanno chiamate in tutti i modi: pazze, terroriste, comuniste. Ci odiano perché abbiamo condiviso la nostra maternità, perché viviamo in modo comunitario, perché non siamo le classiche vecchiette piegate dal dolore e dalle disillusioni. E ci odiano soprattutto perché non siamo come le altre: siamo irregolari e chiediamo alla gente di disobbedire perché senza giustizia non può esserci democrazia." Non approvo la copertina del libro: sarebbe opportuno rendere viva e documentare una storia così importante e profonda tramite una foto di quegli anni, più vera che mai.

Questo libro è me-ra-vi-glio-so: immenso in orizzontale, profondo in verticale.

Isabella Sofia De Gregorio 2C liceo Laura Bassi