Guia Risari, l’autrice del libro “Il viaggio di Lea” ha saputo rappresentare alla perfezione “due piante intrecciate o, meglio, due germogli della stessa pianta”, come viene citato nel libro che rappresentano la vita e la morte. Un libro della casa editrice “Einaudi Ragazzi” pubblicato alla fine di maggio 2016. Il viaggio di Lea è un romanzo per ragazzi sensibili e curiosi disposti a seguire l’itinerario incerto di una protagonista che potrebbe benissimo essere una di loro. Non è un romanzo fantasy che mescola tecnologia e fantasia, non c’è un mistero da risolvere, ma un viaggio da compiere per rispondere a domande esistenziali. Lea non è un’eroina, dotata di qualità speciali ma è una ragazzina come tante, tormentata dalle stesse domande ormai da anni, che ha il coraggio di cercare le risposte. Lea, ha dodici anni, è orfana di entrambi i genitori, vive col nonno in un mulino, in una campagna che lei descrive come immensa. Odia la città e i suoi rumori perché i suoi genitori hanno perso la vita in un incidente d’auto. Descrive la città come un insieme di “case antiche e parchi alberati che si alternano a rari grattaceli e a giganteschi casermoni circondati da lunghi viali in cui una spessa nebbia puzzolente avvolge visi e foglie. Tra i suoni dei clacson, emergono voci, starnuti, richiami, lo sferragliare dei tram e lo stridio delle frenate. Il rumore era così assordante che spesso non si riusciva nemmeno a sentire chi camminava accanto”. Dalla morte dei genitori è sempre stata silenziosa, non ha amici e non parla con nessuno, fino a quando il nonno non le regala un gatto, Porfirio, così lo ha chiamato. Porfirio parlava, e faceva delle osservazioni filosofiche che la aiuteranno molto nel viaggio che compirà per “cercare se stessa” e per dare una risposta alle tante domande che vagavano senza meta nella sua testa: “perché la morte è così indispensabile?”, “perché tutto finisce?”, “quale mistero nascondono la vita e la morte?” Al ritorno di questo viaggio che ormai sembrava giunto al termine, Lea non poteva immaginare che invece le sarebbero aspettate molte altre esperienze, che l’avrebbero cambiata in modo diverso, alcune più personali e altre più legate all’essenza della vita stessa. Alla “fine” di quel viaggio Lea ignorava ancora tante cose. Lo sapeva bene. “che certa gente si affida totalmente alla fortuna, che per altri non ci sono radici, che il futuro è una lettura, che l’importante è l’armonia dell’insieme, che uccidere non sempre trasforma in mostri, che si può essere felici con poco, che la leggerezza cambia la vita, che certe regole sono assurde, che rubare non è l’unica soluzione. E poi, soprattutto, che la fine delle cose dà loro un senso”.