L’autrice Liliana Segre nel suo libro racconta la sua vita. Il libro è diviso in tre parti:

Liliana è una bambina ebrea. Viveva a Milano con suo padre e con i suoi nonni, purtroppo aveva perso sua mamma quando lei era piccola. Suo nonno la portava in giro per Milano in carrozza e andava al ristorante con suo papà.

In seguito Mussolini e Hitler fecero entrare in vigore  le leggi raziali: erano delle leggi contro gli ebrei cioè non potevano andare a scuola e stare con altre persone non  ebree. A quel punto le amiche che frequentava non andarono più a casa sua sapendo che era ebrea e lei si sentì molto delusa. Scoppiò poi la seconda guerra mondiale. Liliana e la sua famiglia cercarono di oltrepassare il confine con la Svizzera, ma purtroppo vennero arrestati e imprigionati in un carcere  in  Italia, poi nel campo di concentramento di Auschwitz. Aveva solo tredici anni! Prima di tutto le tatuarono un numero sul braccio e le rasarono i capelli a zero, la facevano lavorare tutto il giorno. Spesso i soldati facevano una selezione: i più deboli e ammalati li bruciavano nei forni e invece i più robusti li tenevano per lavorare. Fortunatamente Liliana anche se era molto stanca e aveva un’ infezione abbastanza grave al dito, lavorava  senza dire niente. In questo modo  riuscì sopravvivere. Dopo tanti episodi dolorosi fortunatamente venne liberata, ma suo padre morì nel campo di concentramento. Dopo del tempo Liliana ricominciò farsi una vita nuova e si sposò. Ancora oggi è in vita e va nelle scuole a raccontare ai ragazzi gli orrori della guerra perché queste brutte cose non  succedano mai più. Liliana Segre ha intitolato così il libro perché tutte le sere , quando era ad Auschwitz guardava una stella e diceva:- Finchè io ti vedrò , questo è segno che io sono ancora viva-. Sono contento di aver letto questo libro perché mi ha raccontato le cose brutte che sono successe in guerra:non credevo  che gli uomini potessero essere così cattivi.