Anna e Max sono due fratelli tedeschi, di origine ebrea, che vivono a Berlino in una famiglia molto agiata: il padre è un famoso scrittore che manda avanti la famiglia guadagnando bene con i suoi numerosi racconti, mentre la madre trascorre le sue giornate suonando il pianoforte. I ragazzi hanno rispettivamente 9 e 11 anni e frequentano le migliori scuole berlinesi. Vivono in una grande casa, dove lavorano anche una cameriera di nome Bertha e una governante di nome Heimpi (ma il suo vero nome è Heimpel), che si prendeva cura di Anna e Max quando erano piccoli.  La migliore amica di Anna si chiama Elsbeth, ilo migliore amico di Max, Gunther. La storia inizia la settimana prima delle elezioni in Germania, che ebbero luogo il 5 marzo 1933, e Anna e Elsbeth, tornando da scuola si imbattono in un manifesto che riporta il volto di Adolf Hitler: restano notevolmente turbate perché si dice che voglia il voto da tutti i cittadini e che poi arresterà tutti gli ebrei. Anna, tornata a casa, vede Max e Gunther giocare in giardino alla guerra contro i nazisti e questi le raccontano la lotta nata quella mattina a scuola tra i ragazzi nazisti e quelli socialisti. Il padre di Anna in quei giorni è costretto a restare in casa con l'influenza e una sera riceve una telefonata da un poliziotto, suo ammiratore, che lo avvisa che dopo le elezioni i nazisti ritireranno i passaporti agli ebrei e lo consiglia di lasciare al più presto la Germania.  A quella notizia, e presagendo la vittoria del partito nazista, consapevole dei problemi che avrebbe avuto come giornalista ebreo, il padre di Anna, durante la notte, organizza il suo viaggio e parte per Praga, in attesa di farsi raggiungere dalla famiglia, nel caso in cui le sue previsioni si fossero avverate.

Nei giorni seguenti la mamma di Anna raccomanda a lei e a suo fratello di non dire nulla a nessuno della partenza del padre e organizza il viaggio per loro tre, per raggiungere il marito, non a Praga ma in Svizzera. Durante le settimane che mancavano alla partenza i ragazzi e la mamma, con l'aiuto di Heimpi, preparano le cose da portare. Anna col suo piccolo bagaglio si trova costretta a prendere una terribile decisione: portare con sé il suo vecchio peluche, un coniglio rosa malandato, o portare con sé il nuovo cagnolino di peluche che aveva ricevuto per Natale. Scelse il cagnolino, visto che poi tutto sarebbe stato spedito in Svizzera, rivedendo così il coniglio rosa. A soli un paio di giorni dalle elezioni Anna, Max e la mamma prendono il treno per Zurigo. Anna considera questa fuga come una cosa piacevole, una “strana” vacanza; anche se si rende conto della gravità della situazione, è allo stesso tempo felice perché sta per scoprire cose e luoghi nuovi. Il viaggio in treno è molto stancante ma anche eccitante perché non vede l'ora di riabbracciare il padre che li sta aspettando. Alla frontiera la madre è spaventata ma, arrivati a Zurigo, si ricongiungono al padre e si sistemano in un albergo lussuoso. Sono costretti a fermarsi lì per quasi due mesi, a causa di una malattia che colpisce Anna ma una volta che la ragazza è guarita, la famiglia cerca una sistemazione in una pensione più economica. In Svizzera i due bambini non hanno grande difficoltà ad ambientarsi dato che parlano tutti tedesco, ma notano delle differenze rispetto alle scuole di Berlino. Iniziano a convivere con una realtà economica molto diversa da quella a cui erano abituati in Germania, perché nessun giornale vuole pubblicare gli articoli del padre dato che, essendo antinazista, potrebbe intaccare la neutralità del paese. A Zurigo ricevono la visita della nonna e di Zio Julius, il quale li avvisa che sulla testa del padre pende una taglia di 1000 marchi. Arriva inoltre la notizia della confisca di tutti i loro beni e Anna si rende conto che non avrebbe mai più rivisto il suo coniglio rosa. Il giorno del decimo compleanno di Anna il padre le annuncia che si sarebbero trasferiti a Parigi, dove sarebbe stato possibile continuare ad esercitare la sua professione di giornalista e quindi permettere loro di vivere dignitosamente. Così i ragazzi devono fare nuovamente i bagagli e iniziare una nuova vita in Francia, dove li aspetta la madre, partita in anticipo per sistemare il nuovo appartamento. Anna, Max e il padre partono e nel cambio a Basilea chiedono aiuto ad un facchino che li accompagna su di un treno. Una volta saliti, Anna si rende conto che è il treno sbagliato perché sta partendo per Stoccarda. Riescono a scendere appena in tempo e a raggiungere il treno per Parigi. Probabilmente sono stati vittima dell’ inganno di  qualcuno che, riconoscendo lo scrittore, aveva cercato di incassare la taglia. Anna rimane subito molto colpita da Parigi, nonostante la difficoltà della lingua. Sono ben accolti a scuola e qui la famiglia fa amicizia con la famiglia Fernand, che farà loro scoprire la magica atmosfera della festa nazionale francese.

Sono ormai trascorsi due anni dalla loro partenza dalla Germania e il 1935 si apre con una forte crisi economica che aggrava ulteriormente la situazione della famiglia. E’ sempre più difficile pubblicare articoli e il padre di Anna decide di scrivere una sceneggiatura per il cinema sulla vita della madre di Napoleone. I produttori francesi la rifiutano e, su consiglio della moglie, spedisce il copione in Inghilterra dove viene accettato e ben pagato. L’acquisto lascia intravedere la possibilità di ulteriori collaborazioni e quindi una sistemazione economica più sicura. Pochi giorni prima di partire per l’Inghilterra, ricevono la visita di un signore tedesco che li informa del suicidio dello zio Julius. Il padre è molto amareggiato e di fronte alla sua decisione di partire solo e di farsi poi raggiungere successivamente dalla famiglia, Anna reagisce ribadendo, con consapevolezza e maturità, il desiderio di non separarsi più e rimanere sempre uniti. Seguono i saluti, i bagagli, la partenza e di nuovo le sensazioni già provate all’arrivo in un nuovo paese: Anna però adesso è più matura, è consapevole della sua esperienza di profuga e il coniglietto rosa rappresenta ormai la sua infanzia lontana. La bambina, in questa situazione politica molto difficile, si considera fortunata e privilegiata perché unita alla sua famiglia.

Mi piacciono moltissimo i libri che parlano di storia contemporanea e trattano argomenti delicati e tristi, come quello del nazismo. Tuttavia, questo romanzo ha leggermente disatteso le mie aspettative perché pensavo che la storia fosse più incentrata sul nazismo e invece ne parla in maniera blanda, inserendo molti elementi fantastici. Anna, la protagonista, vive questa storia non con la paura che ci si aspetterebbe durante un periodo storico così difficile:  per lei la fuga dalla persecuzione nazista è un'avventura perchè non riesce a capire appieno quanto orrore si stia verificando. E’ comunque un romanzo piacevole che mette in evidenza l’importanza dell’unione familiare.

Ilaria Fusco - classe 3 B - IC Dozza -  Secondaria I grado "Papa Giovanni Paolo II" Castel Guelfo