Quando Malala nacque, nessuno andò a fare visita a lei e ai suoi genitori perchè in Pakistan quando nasce una femmina è un giorno triste. Ma un cugino di suo padre andò a trovarla e le regalò del denaro; quando suo padre guardò negli occhi Malala vide che c'era qualcosa di diverso in lei e quindi, come si usava per i masch, fece gettare nella culla di Malala frutta secca: uvetta, noci, nocciole, mandorl...

Al suo nonno non piaceva il nome “Malala” perchè era lo stesso nome di Malalai di Maiwand, la grande eroina afghana: i bambini pakistani crescono imparando la sua storia. La donna nel 1880 sospinse l'esercito afghano verso la vittoria sulle truppe inglesi, in una delle più importanti battaglie della seconda guerra angloafghana. Malalai era la figlia di un pastore di Maiwand. Quando era un'adolescente, sia suo padre sia l'uomo con cui era fidanzata si unirono alle forze che combattevano contro l'occupazione britannica del loro paese. A un certo punto Malalai, insieme ad altre donne del villaggio si recò sul campo di battaglia per soccorrere i feriti e portare l'acqua ai combattenti. Il loro esercito stava per essere sconfitto, così quando il porta bandiera morì la ragazza sollevò alto il suo velo bianco e marciò sul campo di battaglia alla testa delle truppe. Malalai cadde sotto il fuoco nemico, ma le sue parole e il suo coraggio ispirarono le truppe spingendole a ribaltare le sorti della battaglia. L'intera brigata inglese fu massacrata. Quando Malala crebbe, suo padre le ricordava sempre che non doveva mai e poi mai rubare e Malala lo promise. Ma Malala aveva una vicina di casa a cui era molto affezionata che un giorno le prese il telefono-giocattolo color rosa che le aveva regalato il suo papà. Così Malala cominciò a rubare a sua volta qualche giocattolo alla sua vicina che poi chiudeva nel suo armadio. Un giorno però, appena tornata da scuola, aprì l'armadio per giocare ma non vide nessuno dei giocattoli che aveva rubato: l’avevano scoperta! Malala corse da sua madre e le disse:

“Mamma, ti prego, non dire niente a papà.” La madre le rispose senza essere arrabbiata:

“Vai pure a chiedere scusa.” Così quando andò a chiedere scusa alla vicina, lei le ridiede il suo telefono rosa e le chiese scusa a sua volta e fecero la pace.

Da quel giorno Malala non rubò più nulla come le aveva detto suo padre. A Malala piaceva molto la scuola ma un giorno, mentre stava tornando a casa sul bus con le sue compagne e la sua migliore amica Moniba, uno dei talebani fece fermare il bus e disse:

“Chi è Malala?”. Lo sguardo delle compagne si posò su di lei: il talebano sparò tre colpi. Il primo colpì Malala vicino all'occhio sinistro mentre gli altri colpirono due sue compagne.

Quando Malala si risvegliò, si ritrovò in un ospedale in Inghilterra, a Birmingham. Subito non ricordava nulla: vedeva tutto sfuocato… Accanto a lei c’era un orsacchiotto bianco, in una stanza con le pareti verdi, e sul suo letto un sacco di lettere mandate dal Pakistan.

Anna Pirrone - classe 1 B - Scuola Secondaria I grado "Giovanni Paolo II" - Castel Guelfo