Recensione di Viola Ingrosso, IC 5, Scuola Secondaria di Primo Grado "Testoni Fioravanti" Bologna, classe 2C

Titolo: Se questo è un uomo

Autore: Primo Levi

 

Mi hanno detto che “Se questo è un uomo” è un libro che solitamente viene letto ad un età più adulta rispetto alla mia, per i contenuti crudi che lo caratterizzano, ma credo anche per il lessico articolato. Io sono alle medie, ho già affrontato questa lettura e posso dire che è effettivamente molto difficile e che chi, di qualsiasi età, decide di affrontarla è molto coraggioso, in quanto non tutti riescono a sostenere questo tipo di crudeltà; ma, nonostante questo, è un libro che prima o poi va letto, perché è una testimonianza importante e i fatti raccontati devono essere conosciuti. In effetti non immaginavo questo mondo parallelo, in cui purtroppo la fatica e la violenza sono all’ordine del giorno, come viene descritto nei più caratteristici particolari all’interno di “Se questo è un uomo”. Questo libro non è unicamente fonte d’informazioni sull’accaduto, ma anche un ritrovo di opinioni, riflessioni sulla vita, sulla specie umana, sulle azioni che l’uomo compie per arrivare ad un obiettivo. Quindi tutti questi fatti sono accompagnati da considerazioni importanti, che magari non ci si pone perché abituati a una vita soddisfacente, dove abbiamo tutto a disposizione. Sono considerazioni che l’autore suppongo si sia posto dopo essere tornato a casa, perché come ha ribadito più volte nel libro, non si aveva neanche la possibilità di pensare nel Lager; le persone erano giustamente concentrate a rimanere in vita e a non farsi sopraffare dalla fatica. Non pensiamo a tutte queste enormi mancanze perché non si tratta del nostro caso, ma trovarsi da un giorno all’altro senza più un piatto caldo a pranzo con la propria famiglia per un motivo ingiusto è una mancanza non da poco. Perciò si dovrebbe cercare di apprezzare quello che si ha. Ricollegandosi alle considerazioni, quella che voglio portare è la seguente: “Tutti scoprono, più o meno presto nella loro vita, che la felicità perfetta non è realizzabile, ma pochi si soffermano invece sulla considerazione opposta: che tale è anche una infelicità perfetta.” Mi ha colpito, perché non ci avevo mai pensato, perché è vero, ora che ci penso, perché questo vuol dire che non potremo mai essere sicuri che un dolore sia inferiore rispetto ad altri, come non è certo che si possa stare peggio.