Recensione di Gabriele Guernelli, IC 5 Bologna,

Scuola Secondaria di Primo Grado "Testoni Fioravanti", classe 2C

Titolo: Se questo è un uomo

Autore: Primo Levi

13 dicembre 1943: data in cui inizia la vicenda di Primo Levi, piena di dolori, emozioni e torture. E’ ambientata nel campo di sterminio di Auschwitz, luogo di mille storie di mille ebrei che non riuscirono a scappare dalla loro morte. Il libro che ho letto racconta la sua storia, la storia di un sopravvissuto.

Questo libro mi è piaciuto perché mi ha fatto provare delle emozioni profonde, per l’intensità e la drammaticità del racconto. Non avrei mai pensato di leggerlo, perché preferisco altri generi di libri (Giallo, Fantasy, Avventura, …). Devo però ammettere che mi ha stupito la precisione con la quale lo scrittore narra in prima persona, con rabbia e tristezza, le sue vicende nel lager, vissute tra ingiustizie e violenze. Nonostante la maniera semplice con la quale è scritto il libro, vengono descritti con precisione e chiarezza i pensieri dei personaggi davanti alle diverse situazioni e questo è davvero emozionante per il lettore.

L’argomento di cui si parla è molto serio e penso che sia giusto raccontarlo con molti dettagli, perché bisogna far capire a chi non l’ha vissuto quanto sia stato terrificante e quanto sia importante che tragedie come la deportazione e lo sterminio degli ebrei non accadano più.

Leggendo il libro, immaginavo come potesse apparire un ebreo ad Auschwitz: nudo, pelato, pieno di piaghe e di malattie, prossimo alla morte, che lotta per nutrirsi e per vivere, costretto a cercare di sopravvivere alla tortura dell’inverno, col pensiero che per lui tra vita e morte non c’è alcuna differenza, senza alcuna speranza per il proprio futuro. Immaginavo le mamme che non trovano più i loro figli ed i tanti bambini che vivono da soli in quell’inferno.

Primo Levi vuole far intendere al lettore con quale e con quanta crudeltà furono trattati gli ebrei nei campi di concentramento e nessuno meglio di lui può riuscirci, dato che ne è stato vittima. Racconta che non si dovevano fare domande a nessuno e che se non si imparavano delle parole in tedesco o non si era molto atletici, ci sarebbero state buone probabilità di essere scelti per andare nelle camere a gas. Racconta con infinita tristezza e tantissima rabbia la morte di molti bambini finiti nel lager e di come gli ebrei più ricchi erano avvantaggiati rispetto ai poveri. Diventava una lotta alla sopravvivenza, in cui chiunque per non morire schiacciava l’altro. E questo finiva per accadere tra gli stessi ebrei.

La lettura di questo libro mi ha incuriosito ed impressionato e mi piacerebbe leggere altre storie sulla Shoah.

La storia dell’uomo non deve più essere macchiata da guerre e stermini. Eppure…