Autore: Fulvio Ervas

Titolo: Se ti abbraccio non aver paura

Editore: Marcos y Marcos

Il verdetto del medico è chiaro: l’autismo di Andrea è una tempesta per la sua famiglia. Il padre, Franco, diventa un combattente che lotta per il figlio, non si arrende, e continua a sperare.

Da quando è arrivata la notizia che gli ha stravolto la vita, i genitori di Andrea le hanno provate tutte: medici di ogni tipo, terapie di ogni genere.

Ma ora basta.

Padre e figlio, uniti, partono per un lungo viaggio, senza un percorso, senza un arrivo. Attraversando l’America in moto, passando per foreste e deserti, tra ricchezza e povertà. Per tre mesi la normalità è vietata; per tre mesi è Franco a guardare il mondo da quello del figlio, invece di cercare di farglielo vedere dal suo.

Andrea abbraccia tutti, lascia scie di pezzetti di carta lungo il tragitto, prepara il ritorno; mentre suo padre non vorrebbe più tornare.

Questo viaggio è un’avventura indescrivibile: fantastica, difficile, imprevedibile, vera…

… come Andrea.

 

Questo libro tocca temi importanti e sensibili. Prima di tutto l’autismo, anche se non ne parla come fosse una malattia, ne parla come fosse una semplice condizione, come avere i capelli neri o gli occhi verdi. Ovviamente il tema del rapporto padre-figlio è sempre presente, anche se non espresso in maniera diretta.

Ma la cosa che ti fa riflettere di più sono le reazioni delle persone alla condizione di Andrea: c’è chi è divertito, e magari, ignari della situazione, pensa che stia scherzando; c’è chi è confuso o incuriosito e fa mille domande; c’è chi è comprensivo e cerca addirittura di aiutare in qualche modo; c’è chi è dispiaciuto; e poi c’è ovviamente chi è infastidito e lo respinge bruscamente. Leggendo il libro è scontato che il lettore sia dalla parte di Andrea e trovi insensibili o irrispettosi quelli che non lo trattano bene; ma è proprio su questo che dovremmo riflettere per bene… cosa faremmo noi se fossimo al posto di chi si trova a contatto con lui? Siamo sicuri che anche noi non reagiremmo come loro, in maniera infastidita? E soprattutto, come ci sentiremmo se fossimo nei panni di Andrea o di Franco e venissimo trattati così? Su questo inviterei a riflettere tutti, perché è facile giudicare gli altri, ma poi, quando siamo noi che ci troviamo in quella situazione non ci comportiamo tanto meglio.

 

Asia Ferri Elisa Santi  ITC"GAETANO SALVEMINI"